Ottobre, Ottobre | Katya Balen

ottobre ottobre libro per bambini recensione

Inizio la recensione di Ottobre, Ottobre con questa citazione (che si trova a pagina 145): “L’emozione delle storie, di trovare qualcosa di vecchio e creare qualcosa di nuovo“. Sto per parlare infatti di un romanzo per bambini emozionante, anche per una cresciuta come me, in cui ho trovato qualcosa di vecchio (la ricerca della libertà), e qualcosa di nuovo (l’augurio di essere sempre selvaggi). Ho ancora gli occhi lucidi, la voglia di rifugiarmi in un bosco e odorare i pini selvatici.

Ottobre, Ottobre, Katya Balen
Illustrazioni di Angela Harding
Einaudi, 2023

La trama di Ottobre, Ottobre

Per riassumere, la trama di Ottobre, Ottobre è questa: Ottobre ha dieci anni e ha sempre vissuto in mezzo alla foresta insieme al padre. Non è mai andata a scuola, non ha mai incontrato altri bambini, la sua compagnia sono i libri, il bosco e le sue creature. Il bosco è pieno di storie e lei le racconta tutte a partire dai i piccoli tesori che raccoglie, pietre colorate, foglie, oggetti abbandonati. Tra questi c’è una cucciola di gufo, rimasta orfana dopo una tempesta. Ottobre si prende cura di lei, la chiama Stig. Il giorno del suo undicesimo compleanno Ottobre riceve la visita sgradita di sua madre, che quando aveva solo quattro anni l’ha lasciata alle cure del padre perché non condivideva più quel ritiro dalla società. Per non parlare con lei, la protagonista scappa su un albero, si arrampica così in alto da far preoccupare i genitori. Suo padre la insegue ma un ramo si spezza e cade. Viene portato d’urgenza all’ospedale e Ottobre sarà costretta a passare il tempo della sua guarigione a Londra, lontana dalla sua foresta, insieme a una mamma che odia.

Una bambina selvaggia

Ottobre è una bambina selvaggia, passionale, con una grande immaginazione (probabilmente acuita dall’isolamento, come se i suoi sensi fossero stati potenziati dal contatto con la natura e dall’evitamento degli esseri umani). Quando pronuncia, come una formula magica, le parole “ora sono…” diventa un altro personaggio, vive un’avventura ispirata agli oggetti e alle situazioni che ha intorno. Lei vede storie nelle cose.

Il personaggio di Ottobre è sfaccettato, quindi è un buon personaggio, costruito bene. Non è una bambina modello né una peste (spesso nei libri per bambini si sottovaluta l’importanza di avere dei protagonisti profondi, che non sono o bianco o nero). Ha le sue contraddizioni e una complessità di emozioni e pensieri che la rende vicina. Si entra nella mente e nel cuore di una bambina sconvolta da eventi tristi e dolorosi, si scopre tutto il suo mondo interiore.

Le descrizioni del bosco fatte da Ottobre, che è la voce narrante del romanzo, sono stregate. L’autrice rende così bene l’incanto di una bambina innamorata e curiosa della vita vegetale e animale. Stilisticamente, queste sono le mie parti preferite. A volte Ottobre usa delle parole non proprio comuni per una ragazzina, ricercate, cosa che forse può essere giustificata dal contatto con i libri, l’unica compagnia che ha avuto per tanti anni.

Reinserimento in natura

Ottobre all’inizio della storia ha un unico “problema”, non vuole avere niente a che fare con sua mamma. Lei l’ha abbandonata perché non voleva vivere nella foresta, si sentiva più viva in città ma non per questo ha deciso di tagliare i contatti. La bambina è indifferente ai tentativi di riavvicinamento e per tutto il racconto si riferisce a lei con la freddissima formula “la donna che è mia madre”. Dopo l’incidente del padre, l’indifferenza diventa odio.

Sua madre la porta in città dove può badare a lei durante la convalescenza del padre, Ottobre non glielo perdona, si sente in gabbia. Circondata da palazzi grigi e costretta a prendere autobus soffocanti. Parallelamente a Stig, la creatura selvaggia che viene affidata a un centro di recupero su ordine della madre, anche Ottobre si trova lontana dalla foresta.

All’odio si aggiunge il senso di colpa per la caduta del padre, Ottobre crede che sia arrabbiato con lei e punta alla riconciliazione componendo per lui una storia nuova e bellissima. Un racconto per ricordargli quanto fosse bella la loro vita e il loro rapporto. E l’ispirazione le nuove storie le trova in un paesaggio selvaggio che non avrebbe mai pensato di trovare a Londra, la riva del Tamigi che porta a galla tesori antichissimi.

A Londra Ottobre va a scuola per la prima volta. Dopo un primo impatto traumatico, comincia a piacerle, e a questo punto sente uno squarcio tra il divertimento e il senso di colpa per quello che ha combinato. L’unica cosa che non riesce a farsi piacere è ancora “lei”, la madre. Che ora è sostenuta dalla ragionevolezza del padre che vuole che Ottobre rimanga in città finché lui non tornerà a camminare. La protagonista si sente tradita dal buon senso del padre, dalla sua adultità. Faccio un’ipotesi, come se lui fino ad allora fosse stato solo un compagno di giochi e non un’autorità.

Ottobre, Ottobre: uno guardo curioso

Ottobre si strugge perché vuole essere reinserita in natura come Stig ma allo stesso tempo si abitua alla vita in città che non è così terribile. Allora ha un’illuminazione: si può essere selvaggi ovunque, è una questione di atteggiamento e spirito. Ognuno è selvaggio a modo suo e in luoghi diversi. Il messaggio accattivante di questo romanzo, sentirsi curiosi, inesperti, spericolati, coraggiosi, esploratori, essenziali, poetici.

Con questa nuova prospettiva, il rapporto con la mamma si ricuce. La paura e la rabbia non la fanno più scappare sugli alberi. In una scena bellissima Stig prende il volo, con commozione di tutti (anche chi legge).

Ottobre, Ottobre è un libro per bambini stupendo, uno dei più belli usciti nel 2023. Un esercizio per lo sguardo, a scovare cosa ci fa stare bene, a trovare la poesia nelle cose intorno a noi.

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