Perché leggere libri per bambini da adulti

Un ripiano della mia libreria dedicato ai libri per bambini

Leggo libri per bambini

(e non ho paura di ammetterlo)

Leggo libri per bambini, mi piacciono, ne compro a palate, lo ammetto!

Nelle librerie frequento i reparti dedicati ai bambini dove alla domanda

le faccio un pacchetto regalo?

-la cosa più probabile in effetti è che quel libro preso dallo scaffale più basso sia un dono per un piccolo conoscente- ho imparato a rispondere

no, grazie, è per me.

Confesso: leggo libri per bambini anche se non sono una bambina.

Lo confesso perché non si parla solo di gusti (io preferisco i gialli – non scherziamo: fantasy tutta la vita!) ma di difendersi dal pregiudizio radicato per cui i libri per bambini sono letteratura di serie B, molto lontana dalla letteratura vera e propria destinata agli adulti.

Il pregiudizio accusa: da adulti si è ridicoli a leggere un libro consigliato “dagli otto anni in su”. Non sarebbe meglio dedicarsi a qualcosa di più adatto alla nostra condizione di cresciuti? Perché io adulto, vecchio, saggio, dovrei leggere un libro per bambini? Un libro semplice (o meglio, semplificato), adatto a chi non ha conoscenza e non ha esperienza, a chi ha bisogno di insegnamenti, nozioni, di una guida. Ai bambini appunto!

Sono accuse in parte confermate dalla presenza sul mercato di libri che corrispondono a tale descrizione, sono libri che cercano di insegnare qualcosa a tutti i costi, di avere un messaggio, di essere utili. Dei libri-utensili (come li ha definiti Ilaria Tontardini) che hanno uno scopo che va oltre la lettura in sé: affrontare il primo giorno di scuola, parlare di bullismo, gestire l’arrivo di un fratellino e così via. Di libri del genere ce ne sono molti, non stupisce che non destino interesse negli adulti abituati a considerare la letteratura al di là di accezioni educative.

Tuttavia la letteratura per l’infanzia è ben altro, e i bambini non sono così semplici (o meglio, adulti semplificati) come si crede.

Dagli otto anni in su vuol dire nove, dieci, cento anni

Qualche anno fa la scrittrice Katherine Rundell con il saggio Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio, ha mostrato come anche gli adulti possano godere a pieno della letteratura per l’infanzia dedicandosi ai libri per ragazzi per il proprio piacere personale e non solo come mediatori, lettori per terzi: figli, nipoti, alunni. La letteratura per l’infanzia, è il punto di Rundell, è una letteratura universale come la letteratura in quanto tale. Esempio lampante di questo punto di vista è il caso Harry Potter: i romanzi di J.K. Rowling hanno appassionato bambini e adulti senza distinzioni d’età. Non tanto perché fossero libri per adulti spacciati per libri per bambini, ma perché esempio di quella letteratura che non ha necessariamente ambizioni educative e che rappresenta in maniera eccellente la letteratura per l’infanzia nella sua essenza e totalità, nei termini della complessità associata alla letteratura tout court.

Contro la presunta e stereotipata semplicità dei testi per ragazzi, agli adulti piace leggere la buona letteratura per l’infanzia. Del resto Luigi Spagnol, l’editore che ha portato Harry Potter in Italia, rifletteva su come la locuzione “per ragazzi” un tempo indicasse un target e quindi un libro per bambini o ragazzi pensato sull’idea che un autore aveva di bambini e ragazzi e che oggi si riferisca piuttosto a un genere in cui i ragazzi sono i protagonisti, non solo i destinatari. Anche lo scrittore Nick Hornby ha le idee chiare a proposito:

Evitare i libri per ragazzi solo perché non si è più ragazzi è come sostenere che i gialli andrebbero letti solo da poliziotti e criminali.

Nick Hornby

Allora, forse, la potenza, l’apertura, la straordinaria umanità della letteratura per l’infanzia sta concentrata in due paroline:

in su.

Stampate sulle copertine per dire che non ci sono limiti anagrafici, che non ha senso privarsi di buona letteratura solo perché non si è più bambini.

Leggo libri per bambini (e ho le mie ragioni)

Oltre a condividere temi universali, entrare in contatto con i libri per ragazzi significa stabilire una connessione con il loro modo di esprimersi che valorizza l’alterità, la diversità, l’ignoto e il bizzarro spostando lo sguardo dalla dimensione umana alla complessità di tutto ciò che le sta attorno, sentendosi parte del mondo ma non il centro. La vita segreta dei calzini in una lavatrice, le avventure di cani che fanno i pirati o di buchi neri capaci di far sparire fratelli fastidiosi o puzzolenti cavoletti di Bruxelles non sono solo un esercizio di fantasia ma la narrazione delle infinite possibilità lontane da una visione strettamente antropocentrica.

Ci si interroga sulla propria finitezza di esseri umani, adulti, e spesso ci si vede da fuori con tutte le maschere sociali che indossiamo, rigidi e aggrappati alla convenzionalità. Leggere libri per bambini da adulti è un esercizio di apertura e stupore nei confronti del modo di vedere dei più piccoli che tutto sommato non conoscono meno cose dei grandi, le sanno solo in modo diverso.

Per questi motivi ho scelto di non perdermene neanche uno!

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